L’inclusione, un’avventura collettiva

Monica Induni-Pianezzi

DOI: https://doi.org/10.57161/r2026-01-08

En français :https://doi.org/10.57161/r2026-01-09

Revue suisse de pédagogie spécialisée, Vol. 16, 01/2026

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Xavier ha 11 anni. Sta concludendo il secondo ciclo di scuola elementare ordinaria, in una classe composta da 19 bambini, di cui 4 con una disabilità, con una docente regolare e una docente specializzata.

Dopo la diagnosi della Trisomia 21 di Xavier, in poco tempo, ciò che inizialmente appariva come un grande ignoto divenne una nuova, semplice normalità per la nostra famiglia. Grazie alle testimonianze positive e stando lontani dalle profezie negative sul suo futuro, abbiamo superato lo scoraggiamento di fronte a certe tappe che non arrivavano, così come alcune preoccupazioni per la sua salute. Abbiamo soprattutto conosciuto la gioia indescrivibile dei traguardi raggiunti, il piacere di vivere il presente, le opportunità che nascono dagli imprevisti. Xavier ha frequentato il nido, è diventato un fratello maggiore affettuoso e divertente, ogni giorno ci mostrava le sue numerose risorse. Così, con questo sguardo, ci siamo affacciati al mondo della scuola. Sapevamo che la scuola aveva ancora poca esperienza con l’educazione inclusiva di bambini con Trisomia 21: per funzionare, questo percorso doveva basarsi sul dialogo e non trasformarsi in una lotta ideologica. Forse la nostra volontà di collaborare con i docenti ha contribuito, ancora più importante è stato avere la fortuna di incontrare persone entusiaste dell’inclusione di Xavier, capaci di trasmettergli fiducia e di cercare soluzioni di fronte alle difficoltà, senza optare per vie alternative. Tutto questo è stato possibile grazie ad un principio cardine, fondamentale quando si parla di inclusione: misurare separatamente il bisogno di protezione dal bisogno di accompagnamento.

Grazie al mio lavoro nell’associazione Avventuno, conosco molti progetti di inclusione e credo che un elemento decisivo alla loro riuscita sia questo: cosa succede quando le cose non sono facili? Le sfide fanno parte del percorso. I contenuti vanno adattati, il linguaggio può rendere più complesse le interazioni, talvolta è necessario accompagnare i comportamenti. Questo bisogno di essere sostenuti non deve necessariamente essere subordinato al bisogno di evolvere in contesti più protetti.

Xavier ha vissuto una buona esperienza inclusiva non solo grazie alle sue capacità di adattamento, al suo carattere dolce o ai suoi genitori attenti (e un po’ insistenti), ma soprattutto perché è stato riconosciuto nella semplice e complessa definizione di “allievo”. Sono stati valorizzati i suoi punti di forza e ogni difficoltà è stata vista senza mettere in dubbio il senso di questa esperienza: per i compagni, per i loro genitori, per i docenti e naturalmente per Xavier. È cresciuto nelle autonomie, nelle relazioni e negli apprendimenti. Ha giocato con i vicini di casa al parco della scuola, è corso di nascosto al chiosco a comprare caramelle, ha imparato a ripetere con pazienza quando non viene capito, a fidarsi degli altri, sì, ma non di tutti. Ha vissuto un’esperienza di scuola completa e al contempo adatta a lui.

I prossimi passaggi sono ancora da definire, sarà probabilmente necessario fare dei compromessi, rivedere l’equilibrio tra le priorità. Insieme alla gratitudine per questi anni vi è il desiderio di continuare a costruire insieme le possibilità per il futuro, suo e degli altri allievi con Trisomia 21.

Monica Induni-Pianezzi è autrice, formatrice e direttrice dell’associazione Avventuno. Quest’associazione accompagna e sostiene in modo attivo e concreto le persone con Trisomia 21 e le loro famiglie in Ticino.